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«Lo certifica anche l’Asl, questa casa non è più abitabile»

PIOMBINO. Scarpe da buttare via, divano rovinato, abiti sciupati e maleodoranti, salute compromessa. È quanto lamenta Maria Luisa Nordio, 51 anni, residente insieme al compagno in un appartamento...

PIOMBINO. Scarpe da buttare via, divano rovinato, abiti sciupati e maleodoranti, salute compromessa. È quanto lamenta Maria Luisa Nordio, 51 anni, residente insieme al compagno in un appartamento comunale di via Ferrer.

La donna, che vive nell’abitazione gestita da Casalp dal 2011 («Entrai come caso di emergenza, ma sempre qui sto»), già nel gennaio del 2012 fu protagonista di un episodio sfortunato e potenzialmente pericoloso: durante un pranzo di famiglia, un grande boato con relativo spavento segnò la caduta di parte dell’intonaco del soffitto della camera da letto.

Adesso il problema è un altro. «L’umidità sta rovinando tutto – afferma Maria Luisa Nordio – Mobili, vestiti, scarpe, e la nostra salute. L’Asl ci ha rilasciato il 20 maggio scorso un certificato nel quale si documenta il carattere di assoluta anti-igienicità dell’appartamento per motivi di umidità permanente causata da capillarità diffusa ineliminabile se non con straordinari interventi manutentivi».

«Casalp ha fatto due sopralluoghi nel giro di un mese – continua la donna – Secondo i loro tecnici la situazione è così compromessa per colpa mia; mi hanno detto che non apro le finestre. Non è assolutamente vero, e lo dimostrano purtroppo i topi che sono entrati dalla finestra di cucina lasciando segni inequivocabili del proprio passaggio».

Roditori a parte (e il problema non è minore, sia chiaro), la presenza dell’umidità è evidente, dalle chiazze nere intorno alla finestra dell’ingresso, e non solo, al divano macchiato, ai mobili con chiari segni di condensa, alle scarpe ormai da buttare.

«Se Casalp mi dà la colpa, il Comune non mi dà garanzie per il futuro – sostiene Maria Luisa Nordio – Io vorrei un altro appartamento perché qui non è davvero più possibile stare; ho problemi di salute, una certificazione del medico curante su questioni cardio-vascolari che non mi permetterebbero di vivere in un ambiente malsano. Ho dovuto allontanare mio figlio, oggi ventiquattrenne, da due anni, per non causare problemi di salute anche a lui, mentre aspetto un avvicinamento di mia figlia, al momento in una casa famiglia a Milano, che per ora non è possibile, proprio per le condizioni dell’abitazione».

«Ripeto, vorrei un’altra casa perché qui sarebbe tutto da rifare – prosegue la donna – Problemi di umidità tra l’altro sono comuni anche ad altri condomini. Ho fatto fare una valutazione

a un’impresa edile che ha attestato l’esigenza di un intervento sostanziale e definitivo, mentre dal Comune pensano di poter risolvere la cosa con una mano di vernice; non è così, e non possiamo davvero più andare avanti in questo modo».(f.l.)


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