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ARRIVA 'TUTUR', IL PIANO EUROPEO PER IL RINASCIMENTO URBANO

L’Unione europea ha lanciato il progetto “Temporary use as a tool for urban regeneration”, o più semplicemente Tutur.

Roma 

 
02 febbraio 2015 
 
Le grandi e piccole città d’Europa hanno in comune un significativo patrimonio di immobili pubblici spesso poco e male sfruttato.
 L’Italia in questo può portare numerosi esempi di scarsa e cattiva gestione di tali beni che, invece di essere assegnati all’abitare sociale e al riutilizzo pubblico con finalità sociali ed economiche, rimangono in stato di abbandono per anni. 
Il riuso del patrimonio edilizio abbandonato, secondo gli specialisti, è una politica urbana capace di attivare processi virtuosi di sviluppo locale. In accordo con le istituzioni locali interessate, ora si tende sempre più ad attivare modelli e progetti pilota capaci di diffondere pratiche di sostenibilità ambientale, di ripensare e fruire del “tempo di mezzo” tra vecchia e nuova destinazione d’uso per far germogliare servizi, anche auto-organizzati, utili ad avvicinare le politiche abitative, lavorative e del tempo libero ai bisogni della gente. 
L’Unione europea ha lanciato a dicembre 2013 il progetto  “Temporary use as a tool for urban regeneration”, o più semplicemente Tutur, inserito nel piano pilota URBACT, destinato alla mappatura di tutti quegli edifici pubblici e spazi dismessi che possono trovare una nuova vita in attività di riqualificazione e rigenerazione urbana. 
Le città europee direttamente coinvolte sono Roma, Brema in Germania e Alba Iulia in Romania. Ad esse si aggiungono altre città partner dove sono partiti progetti simili, tra cui Milano, Graz e Vienna in Austria, Amsterdam in Olanda, Budapest e Pecs in Ungheria, Novi Sad in Serbia. 
Le città diventano smart cities solo se riescono ad ottimizzare le risorse di cui dispongono, con il minimo impatto economico, sociale e ambientale. 
La valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, attraverso il riutilizzo creativo degli spazi/immobili, rientra in tale percorso e rappresenta uno dei principali settori di sperimentazione per città italiane ed europee, che stanno radicalmente modificando il loro rapporto con spazi pubblici e stakeholder locali, offrendo soluzioni che creano sviluppo e partecipazione sui territori. 
A Roma la situazione è questa: Ex offi­cine Piag­gio in via Scalo di San Lorenzo 33 Lo spa­zio di mutuo soc­corso Communia nasce a Roma il 7 aprile 2013, ed è un felice esempio di riuso di spazi urbani dismessi. 
Non ci sarebbe bisogno di occupazioni spontanee se lo Stato adibisse spazi simili ad un uso comunitario, e ne facesse un luogo di aggregazione sociale con corsi di sport, lingue e scuola popolare, sportelli legali e psicologici, incontri culturali, etc. Dopo lo sgombero di Ferragosto delle ex fonderie Bastianelli da parte della Polizia, gli stessi occupanti entrano nelle ex officine Piaggio abbandonate, sempre in zona S. Lorenzo. Le puliscono e sistemano da soli, e gli abitanti del quartiere regalano loro gli arredi: oggi è un posto dove ci si incontra, e gli studenti fanno file sharing e ripetizioni, leggendo indisturbati quando le biblioteche universitarie sono sovraffollate. 
Il corto Libera Repubblica realizzato da giovani filmaker lo racconta bene. 
Ex rimessa dell’Atac in piazza Bainsizza Dal 2011 l’ex rimessa dell’Atac in piazza Bainsizza, nel quartiere Prati, è oggetto di un braccio di ferro tra cittadini e Comune. Tutto è cominciato col nuovo P.R.G. del 2008 che prevedeva la possibilità di  “dismissione o riconversione funzionale per usi diversi dal servizio pubblico locale”. Nel quartiere si viene a sapere che c’era un progetto per cementificare massicciamente l’area, con residenze di lusso, studi privati e negozi, progetto poi ritirato. Nel 2011 nasce il Coordinamento dei cittadini che monitora l’operato dell’Amministrazione a riguardo e propone per l’area - ora in stato di abbandono, benché usata dall’Ama come deposito di mezzi leggeri - la creazione di un punto verde, impianti sportivi e spazi per attività culturali, incluso il restauro dell’adiacente Centro di Salute Mentale di via Montesanto. 
Beni confiscati alle mafie Altro discorso meritano i beni confiscati alle mafie per i quali si e' riscontrata un'effettiva assegnazione per il riutilizzo sociale o istituzionale, previsto dalle legge 109/96: sono 32, solo il 27,3% del totale. 
E' quanto emerge da un monitoraggio effettuato da una serie di associazioni guidate da Libera, Tra i 32 cespiti utilizzati correttamente nella capitale sono da segnalare: la sede di Libera in via IV Novembre, sequestrata al camorrista Michele Zaza; il Nuovo Cinema L'Aquila, nell'omonima via vicina al Pigneto; la Casa del Jazz, un complesso di ville con parco da 10 milioni di euro, confiscato al cassiere della banda della Magliana Enrico Nicoletti. 
Quanto agli altri Comuni della provincia, si parlò di un fondo di 300 mila euro per i Comuni assegnatari di beni che vogliano attingervi per far partire o accelerare le operazioni legate al loro riutilizzo. 
Sotto il Viadotto Un modo per riappropriarsi di un non-luogo solitamente nascosto dal traffico quotidiano, attraverso arredi green e una vera e propria piazza temporanea sotto i pilastri è “Sotto il Viadotto”, l’iniziativa promossa da Assessorato alla Trasformazione Urbana, Assessorato allo Sviluppo delle Periferie, Infrastrutture e Manutenzione Urbana e Municipio III nell’ambito del progetto TUTUR, gestito dalla U.O. Qualità Urbana e certificazione energetica/ambientale del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica, con la partecipazione del Gruppo Renzo Piano G124, Associazione Viadotto dei Presidenti – Greenapsi,  Associazione Interazioni Urbane ed il Gruppo di Supporto Locale del Municipio Roma III. 
Città della Scienza “Riutilizzo degli spazi urbani, non consumo di altro territorio”, “tutela dalle speculazioni edilizie” sono i valori sottolineati dal sindaco di Roma. E non per ultimo: “La modernizzazione di Roma, che vogliamo più bella, vivibile ed europea”. Così il sindaco di Roma ha commentato la recente delibera approvata dalla Giunta capitolina per la riconversione degli spazi dell’ex caserma di via Guido Reni in sede della “Città della Scienza”. 
La riqualificazione della caserma rientra in un piano più ampio siglato col Ministero della Difesa già nel 2010 e ripreso dalla giunta Marino. E’ stato appena firmato un protocollo ministeriale che coinvolge, oltre alla Capitale, anche Milano e Torino. L’ex stabilimento di macchine elettriche di via Guido Reni si trasformerà in Museo della Scienza, e la rigenerazione urbana del quartiere Flaminio ‘in dialogo’ con l’Auditorium Parco della Musica e il Maxxi, vedrà la luce entro il 2017.

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